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AMARE SE STESSI

  • Immagine del redattore: maria zeccato
    maria zeccato
  • 24 apr 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Il presupposto essenziale per amare gli altri è amare sé stessi. Ma cosa si intende per amare sé stessi? Innanzitutto, non bisogna confondere l’amore per sé stessi con l’egoismo che rappresenta, invece, l’assenza assoluta di empatia e la tendenza a soddisfare i propri bisogni e salvaguardare il proprio interesse a discapito degli altri. L’amore per sé è prendersi cura di sé nel rispetto dell’altro. La cura di sé si compone di alcuni imprescindibili elementi, vediamoli nel dettaglio esemplificandoli concretamente.

1) Accettarsi per quel che si è, accogliendo ogni parte di sé, anche quelle meno piacevoli.

Attenersi al criterio di desiderabilità sociale spesso comporta la necessità di mostrare una maschera caratteriale che ottenga il consenso degli altri. Ci si costringe, quindi, a nascondere molti aspetti di sé, a rinnegarne altri e a conformarsi al contesto a cui si appartiene, o si vuole appartenere, rinunciando così alla propria autenticità. E’ un po’ come indossare un vestito che non è della propria misura!

Seguire la moda o le tendenze musicali può rappresentare un criterio di accettazione in un gruppo di pari, così come il consumo di fumo, alcol e droghe leggere. L’uso e l’abuso di fumo alcol e sostanze stupefacenti sta diventando sempre più, non solo un comportamento aggregante, ma addirittura criterio di appartenenza. Il comportamento equilibrato, invece, in tali contesti viene addirittura emarginato!


2) Delimitare e proteggere i propri confini senza lasciarsi invadere da tutto ciò che è altro da sé.

La flessibilità è una caratteristica necessaria per entrare in contatto con gli altri e integrarsi in un contesto sociale. Ma quando questa flessibilità diviene confluenza con l’ambiente allora si perdono i confini della propria identità. Il bisogno di approvazione e di accettazione da parte degli altri spinge a compiacerli. L’incapacità di dire di no alle richieste degli altri nel timore di deluderli, però, finisce per ledere il proprio equilibrio.

3) Riconoscere i propri limiti e le proprie risorse e, quando è possibile, cercare di trasformare i limiti in risorse.

Non è sempre semplice riconoscere i propri vizi e le proprie virtù, ma è necessario perché, spesso, dosando consapevolmente quelli che sono considerati difetti possono divenire stimabili pregi. Un esempio? L’emotività incontrollata se gestita in modo adeguato diviene sensibilità. La testardaggine, se ridimensionata dalla valutazione della concreta possibilità di realizzazione di ciò che si persegue, diviene tenacia. L’avventatezza, se equilibrata da una attenta valutazione dei pericoli, diviene coraggio.

4) Concedersi delle gratificazioni senza attenderle o addirittura pretenderle esclusivamente dagli altri. Il dono a sé stessi di qualunque cosa possa darci un momento di piacere dovrebbe essere diventare una sana abitudine da seguire con frequenza e regolarità.

5) Lasciar andare tutto ciò che è tossico per sé stessi.

Spesso complesse dinamiche legate alla dipendenza affettiva o, più in generale, soffocanti sensi di colpa e la disperata paura della solitudine inducono a tollerare soprusi e sopraffazioni perseverando nel portare avanti relazioni tossiche e dolorose o amicizie insane. Pertanto, prigionieri in un vortice di sofferenza, si reiterano errori pericolosi precludendosi la possibilità di lasciar andare ciò che fa soffrire per andare incontro ad una nuova possibilità di serenità.

Dott.ssa Maria Zeccato


 
 
 

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                                                                                      RIFLESSIONI

Non c’è niente da aggiungere a ciò che sei, c’è solo da togliere. Plotino diceva: “Ogni giorno scolpisci la tua statua”. E come? Togliendo tutto ciò che è inutile, prima di tutto l’idea che hai di te, l’idea di quello che DEVI essere.

È importante smettere di cercare costantemente l'approvazione degli altri, di spiegare i nostri comportamenti e il nostro modo di essere. Dobbiamo impegnarci ad essere accolti per ciò che realmente siamo, senza dar troppo peso ai rimproveri e alle critiche, che spesso ci fanno sentire sbagliati. Dobbiamo cambiare prospettiva e considerare che forse sono gli altri che non hanno voluto davvero capire, che il loro giudizio affrettato è frutto del loro egoismo e invidia, piuttosto che del desiderio di comprensione reciproca. È più facile giudicare che mettersi in ascolto e cercare di comprendere.

Spesso, quando compiamo azioni di gentilezza o aiutiamo qualcun altro, ci aspettiamo un riconoscimento o almeno una piccola ricompensa. Tuttavia, molte volte siamo mossi semplicemente dalla gratificazione di essere utili e di fare qualcosa per migliorare lo stato d'animo o la situazione di un'altra persona. Questo concetto può essere difficile da far comprendere agli altri perché non tutti considerano tali comportamenti come qualcosa di scontato.

Mi sono sempre sentita priva di valorizzazione, spesso considerandomi sbagliata, cretina o inadeguata. Penso che molti vivano questa condizione psicologica, e anch'io faccio parte di questa numerosa platea. Essere consapevoli di fare del bene o ricevere complimenti non basta a farci sentire apprezzati. Tuttavia, tali esperienze servono a noi stessi per liberarci da pesanti etichette che ci definiscono come incapaci, cretini o inadeguati.

Il ruolo della famiglia nella nostra crescita e sviluppo psicologico è fondamentale, poiché i rapporti con genitori, fratelli e sorelle influenzano profondamente la nostra formazione, sia durante l'infanzia che nell'età adulta. A volte, senza volerlo, possono crearsi degli stereotipi che ci dipingono come incapaci o inadeguati, e queste dinamiche possono portare a insicurezze che ci accompagnano per gran parte della nostra vita.

Riflettiamo sulle ragioni di questo comportamento, cercando di capire perché hanno agito così ripetutamente. Forse il loro atteggiamento non era intenzionale per farci del male, ma comunque ha provocato delle ferite. Ci chiediamo se lo facevano per sentirsi migliori o superiori, oppure se semplicemente non ci capivano. Ma tutto ciò appartiene al passato, e dovremmo rispondere a queste domande per chiudere un capitolo e guardare avanti.

È il momento di darci un taglio, di lasciar andare queste esperienze passate. Dimentichiamo, nel senso di non permettere che ci influenzino negativamente nel presente. Mettiamo questi ricordi nel cassetto dei ricordi, senza lasciarli dominare la nostra vita attuale. Dobbiamo imparare a valorizzarci, a vedere il nostro vero valore e a superare gli stereotipi che ci sono stati attribuiti. Solo così potremo costruire una visione positiva di noi stessi e andare avanti nella vita con fiducia e serenità.

È veramente difficile farlo perché questo comportamento non solo ci ha fatto soffrire ma ha condizionato gran parte delle nostre scelte passate e presenti.

Forse un piccolo spiraglio non irragiungibile ma difficile è proprio quello di cominciare a scolpire oggi la nostra statua cercando di amare dal profondo la materia che stiamo utilizzando.

Non bisogna fare tutto e di più ma fare il possibile senza fretta. Realizzare se stessi non è un obiettivo, ma un viaggio. Una ferita può diventare l’emblema del nostro essere più autentico.

Le ferite e i dolori che ho attraversato non mi hanno resa una persona diffidente, né hanno cambiato il mio carattere o il modo di agire. Al contrario, mi hanno insegnato a valutare e apprezzare ogni piccolo passo avanti nella mia crescita personale. Queste esperienze mi hanno resa più forte e mi hanno permesso di guarire da sola, senza dipendere dagli altri per superare le difficoltà.

Mi hanno insegnato l'importanza di accettare il dolore come parte integrante della vita. Ho imparato che il dolore fa parte del cammino di crescita e sviluppo personale, e che può insegnarci preziose lezioni. Ho imparato a guardare al passato con compassione anziché rabbia, e a vedere le ferite come opportunità di crescita e trasformazione.

Non ho permesso che le ferite mi definissero o mi imprigionassero in una mentalità negativa. Al contrario, ho scelto di prendermi cura di me stessa, di guarire e di crescere da queste esperienze. Ho imparato a riconoscere il mio valore e a nutrire una sana autostima, basata sulla consapevolezza dei miei punti di forza e delle mie capacità.

Ogni giorno cerco di coltivare la gratitudine per ciò che ho e per le lezioni che ho imparato lungo il percorso. So che il dolore può essere un insegnante prezioso e che può guidarmi verso una maggiore comprensione di me stessa e degli altri. Invece di chiudermi nel dolore, ho scelto di aprirmi alla vita e di abbracciare le sfide che mi si presentano.

Le ferite possono essere difficili da affrontare, ma ho imparato che possono anche essere un trampolino di lancio per la crescita e l'autorealizzazione. Sono grata per tutto ciò che ho vissuto e per le esperienze che mi hanno reso la persona che sono oggi. Sono consapevole che il cammino della vita è fatto di alti e bassi, e mi impegno a navigarlo con coraggio, resilienza e un cuore aperto.

Evitare il dolore e ciò che ci fa male può sembrare un istinto naturale per proteggerci da ulteriori ferite. Tuttavia, ho imparato che chiuderci a chiave per timore di essere feriti di nuovo non è la risposta. Ognuno di noi è un individuo unico, e il fatto che qualcuno ci abbia ferito in passato non significa che tutti gli altri faranno lo stesso.

È importante riconoscere che ogni persona è diversa, con le proprie esperienze di vita, punti di vista e modi di essere. Non possiamo giudicare gli altri sulla base delle ferite che abbiamo subito da qualcun altro. È un'ingiustizia per loro e per noi stessi. Dobbiamo essere aperti a conoscere le persone per quello che sono veramente, senza sovrapporre le nostre aspettative o desideri su di loro.

Non possiamo dipingere le persone a nostro piacimento, come se fossero dei quadri da completare. Ognuno di noi è un lavoro in corso, con le proprie sfumature e imperfezioni. È necessario accettare gli altri per quello che sono e concedere loro il tempo e lo spazio per rivelarci i loro colori autentici.

Sarà l'esperienza con gli altri a donarci i colori della relazione, con le sfumature dei comportamenti e delle interazioni. È attraverso queste esperienze che possiamo costruire connessioni significative e sviluppare relazioni autentiche. Non possiamo forzare il processo, ma possiamo essere aperti a lasciarci sorprendere dagli altri e a permettere che le relazioni si sviluppino naturalmente.

Invece di temere il dolore o chiuderci, dobbiamo imparare a essere coraggiosi e a mantenere il cuore aperto. Ci saranno momenti in cui potremmo essere feriti nuovamente, ma ciò fa parte della vita e del processo di crescita. Ogni esperienza ci insegna qualcosa di prezioso e ci aiuta a diventare persone più sagge e compassionate.

Quindi, non dobbiamo aver paura di aprirci agli altri, di conoscerli veramente e di essere con loro nelle diverse sfumature della vita. Dobbiamo lasciare che siano loro a donarci i colori, mentre noi accettiamo e apprezziamo la bellezza e la complessità di ogni individuo che incontriamo lungo il nostro cammino.

Ognuno di noi è umano e, di conseguenza, nessuno è esente dagli errori o perfetto, neanche noi stessi. Questa consapevolezza ci invita a comprendere gli altri senza mascherare i loro difetti o enfatizzare eccessivamente i loro pregi. È fondamentale essere onesti e chiari nella valutazione delle persone che abbiamo di fronte, mettendo sulla bilancia sia i pregi che i difetti.

Quando entriamo in relazione con qualcuno, è essenziale cercare di vedere la persona per ciò che realmente è, senza sovrapporre idealizzazioni o giudizi preconcetti. Dobbiamo essere aperti a conoscere sia gli aspetti positivi che quelli meno positivi, perché solo così possiamo avere una percezione realistica dell'altro.

Valutare con chiarezza chi abbiamo di fronte significa essere consapevoli delle caratteristiche e delle peculiarità dell'individuo. Non dobbiamo cercare di mascherare o nascondere i suoi difetti, ma neanche esaltare eccessivamente solo i suoi pregi. Questo approccio ci consente di vedere l'intera persona e di stabilire un rapporto basato sulla comprensione autentica.

Quando prendiamo coscienza delle qualità positive e dei difetti di qualcuno, possiamo fare una scelta consapevole su come proseguire la nostra interazione con quella persona. Se i pregi superano i difetti, possiamo decidere di continuare la frequentazione con sincerità e apertura. In questo modo, possiamo beneficiare della conoscenza reciproca e imparare e crescere insieme.

D'altra parte, se la bilancia pende troppo verso i difetti e gli aspetti negativi superano quelli positivi, potremmo essere chiamati a riflettere e decidere se quella relazione è davvero sana e benefica per entrambi. In alcuni casi, potrebbe essere necessario stabilire dei confini o prendere decisioni più drastiche per proteggere noi stessi e la nostra salute emotiva.

Pertanto, la chiarezza di chi abbiamo di fronte ci permette di vedere le persone nella loro interezza, senza filtri o maschere. Questo approccio ci aiuta a costruire relazioni sincere e autentiche, basate sulla comprensione reciproca e sul rispetto per ciò che ciascun individuo è veramente. Accogliere l'altro nella sua completezza, con pregi e difetti, ci offre l'opportunità di crescere e imparare insieme, promuovendo un legame genuino e duraturo. 

La reciproca comprensione e il rispetto sono pilastri fondamentali in una relazione sana. Quando ci troviamo di fronte a una persona che non riesce a comprendere le nostre azioni, che giudica sommariamente i nostri comportamenti o massacra le nostre idee, è importante prendere consapevolezza di questa dinamica e considerare se sia davvero il percorso migliore per noi.

Ogni nostra azione dovrebbe essere ricevuta con una certa apertura e comprensione, senza il bisogno costante di doverla spiegare in modo puntiglioso. Un rapporto basato sulla fiducia e sull'empatia consente di comunicare liberamente e di esprimere i propri pensieri e sentimenti senza il timore di essere giudicati o fraintesi.

D'altro canto, la persona che abbiamo di fronte dovrebbe essere altrettanto disponibile a comprenderci e ad entrare in empatia con noi. Se costantemente ci giudica o ci ferisce con le sue parole e azioni, questo può avere un impatto negativo sulla nostra autostima e sulla salute della relazione stessa.

Se il rapporto con questa persona diventa troppo dannoso e non ci sentiamo valorizzati o rispettati, potrebbe essere il momento di prendere in considerazione un cambiamento di strada. La nostra salute emotiva è importante e dobbiamo proteggerci da situazioni che ci procurano solo ulteriori ferite.

Una delle forme più profonde di amore è volere il bene dell'altro. Imparare ad amare noi stessi è cruciale per la nostra felicità e benessere. Dobbiamo imparare a volerci bene e a trattarci con rispetto e gentilezza, come faremmo con una persona cara. Amare noi stessi ci permette di stabilire relazioni più sane e gratificanti con gli altri, perché siamo in grado di dare e ricevere amore in modo autentico e genuino.

In conclusione, è essenziale cercare relazioni in cui c'è spazio per la comprensione reciproca, il rispetto e l'empatia. Se una persona ci giudica costantemente o non è disposta a comprenderci, potrebbe essere opportuno considerare se sia il percorso migliore per noi. Dobbiamo imparare a volerci bene e a trattarci con amore e gentilezza, affinché possiamo costruire relazioni sane e gratificanti, in cui il bene di entrambi sia una priorità.

Nunzia Cangiano

 

 

 

 

                                                                                        LA MUSICA PER ME

 

Spesso mi trovo a fare un semplice confronto tra uno spartito ed una pagina di romanzo: entrambi raccontano una storia, chi con parole chi con dei suoni, quando si legge una pagina di romanzo ad alta voce è bene mettere la corretta enfasi su ogni parola, frase, e periodo. L'autore vuole comunicare, oltre che un evento, uno stato d'animo, un' emozione che conferisce a quell'evento un valore aggiuntivo. Ecco, la musica è la sublimazione di quello stato d'animo, ogni suono espresso con il giusto patos, unito alla moltitudine delle altre note crea un vortice di emozioni e sensazioni che nessun'altra forma d'arte può provocare.
Quando suono uno spartito, dentro di me vibrano le corde del mio cuore, e risuonano in armonia con quelle della chitarra che ho poggiata sul petto, come fosse essa stessa parte del miocardio, mettendo in ogni suono un po' della mia anima. Qui sta la differenza nell'ascoltare un musicista dal vivo e quella del sentirlo attraverso un apparecchio: l'anima.
Scrivere un romanzo non è diverso dal comporre un brano: lo scrittore ha 26 lettere, il musicista 12 suoni; il primo ha tante lingue, il secondo ha tanti strumenti; il primo ha pagine, righe o tastiere: il secondo ha pentagrammi, setticlavio, e... Tastiere.
L'improvvisazione, poi, è come scrivere a getto l'idea per un racconto o fondere il proprio con quello degli altri creando turbini emotivi.
Concludo dicendo che se potessi fare un' analogia direi che il musicista è uno scrittore la cui anima è l'inchiostro e il cui strumento è la pagina bianca, da riempire di note, fraseggi e suoni per creare un opera d'arte che rivive ogni volta che la si ascolta
Matteo Ferri.

Matteo Ferri
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